Zimbabwe – Dr. Pesaresi

Questa Missione, nel cuore dello Zimbabwe e precisamente a Mutoko,  è stata presa in mano da Maria Elena Pesaresi (Marilena, per gli amici), dottoressa riminese conosciuta ed apprezzata in Italia e nel mondo dopo circa 40 anni spesi in Africa, che purtroppo si è spenta a fine 2018  a Rimini  dopo una lunga malattia. I Riccionesi la conoscevano principalmente perché rientra nel programma di “adozione a distanza” promosso dal Centro Comboni.

Non tutti sanno che, dopo vari anni trascorsi a Sichili (Zambia), è tornata alla missione da cui iniziò, Mutoko (Zimbabwe), per prendere il posto della collega ed amica Luisa Guidotti, uccisa in un’imboscata. A Mutoko trovò l’ospedale ridotto a piccolo ambulatorio, in cui operava una suora tedesca ricca di amore, ma povera di mezzi e delle conoscenze mediche necessarie per fronteggiare situazioni gravi.

In circa 20 anni, con l’aiuto delle Diocesi di Rimini e Modena (città d’origine di L. Guidotti, cui la struttura è ora intitolata) e di altri enti, l’ospedale è stato ricostruito, con vari reparti. Il “fiore all’occhiello” ne è il reparto Maternità: un inno alla vita e alla speranza. Il “Luisa Guidotti Hostpital” è attualmente la sola struttura dello Zimbabwe che accoglie anche ammalati di A.I.D.S. in fase terminale: la Pesaresi non si da pace se non riesce ad alleviare almeno in parte le loro sofferenze, ed accoglie i bimbi che restano orfani o che nascono già sieropositivi, inserendoli nel programma di adozioni a distanza o facendosene carico personalmente.

Una spina nel cuore di Marilena era la mancanza di farmaci e (in certi periodi) anche degli strumenti indispensabili garze, cerotti, guanti,siringhe, deflussori, ecc.). Incurante dell’età e degli acciacchi non si fermava all’attività dell’Ospedale: gestiva anche un ambulatorio, cui accedono centinaia di persone, anche da villaggi lontani che non potrebbero permettersi altre strutture a pagamento!

Con il fratello cardiologo, che la va a trovare periodicamente segue persone con malattie cardiache ed ha avviato “Operazione Cuore”, facendo venire in Italia per l’ intervento oltre 100 ragazzi; quando tornano in Patria, dopo aver ricevuto ospitalità da una famiglia italiana, sono guariti ed arricchiti dall’aver conosciuto nuovi amici ed un ambiente diverso dal loro.

Non basta ancora: Marilena ha avviato una scuola per infermiere ed è da poco partito un progetto denominato “il buon samaritano”: una jeep ricevuta in dono, porta le infermiere e personale preparato, a portare nei villaggi alcuni medicinali essenziali e a raccogliere le persone che necessitano di u ricovero.

A chi le chiede se intende rientrare in Italia, Marilena risponde: “Siete sempre generosi nel mandare aiuti in denaro o cose. Qui però c’è bisogno di persone! Medici e infermieri!

Pensionati disposti ad insegnare un mestiere alla gente di qui; giovani che cercano emozioni forti al di fuori dal mondo artefatto dei rotocalchi o delle discoteche. Finché non arriverà che mi sostituisce, se il -signore mi da forza, resto dove c’è bisogno di me”.

Marilena non predica dal pulpito: è la sua vita che parla dell’amore di Dio.